La malattia di Parkinson non colpisce solo le funzioni motorie; altera il modo in cui il cervello elabora gli odori, riducendo in particolare il piacere che ne deriva. Un nuovo studio rivela che gli individui affetti da Parkinson percepiscono gli odori piacevoli in modo diverso, una scoperta che potrebbe portare a una diagnosi della malattia più economica e rapida. Attualmente, la diagnosi del Parkinson è un processo lungo, che spesso richiede anni. Questa scoperta apre la porta alla diagnosi precoce non invasiva.

Il sintomo principale: perdita dell’olfatto

La perdita dell’olfatto, o anosmia, è uno dei sintomi più precoci e più comuni del morbo di Parkinson e colpisce fino al 90% dei pazienti. Questo sintomo spesso appare anni o addirittura decenni prima dei tremori motori comunemente associati alla condizione. Il problema con l’utilizzo della perdita dell’olfatto come strumento diagnostico è che si verifica anche con il normale invecchiamento, rendendo difficile la differenziazione.

Nuova ricerca: oltre il rilevamento fino alla percezione

I ricercatori del Weizmann Institute of Science in Israele hanno adottato un approccio diverso: testare come le persone percepiscono gli odori, piuttosto che semplicemente se riescono a rilevarli. Lo studio ha coinvolto 94 partecipanti: persone con Parkinson, controlli sani e individui con disfunzioni dell’olfatto non correlate.

L’impronta olfattiva

La svolta fondamentale è stata l’identificazione di una “impronta digitale percettiva olfattiva”. I partecipanti hanno valutato l’intensità e la gradevolezza di tre odori: limone (citrale), un odore fecale altamente concentrato (assafetida e scatolo) e un barattolo vuoto.

I risultati sono stati sorprendenti: mentre tutti i gruppi hanno mostrato un calo nel rilevamento degli odori, solo questo metodo con l’impronta digitale è stato in grado di distinguere con precisione tra quelli con perdita dell’olfatto correlata al Parkinson rispetto ad altre cause. Ha raggiunto una precisione dell’88%, che sale al 94% quando si controlla l’età e il sesso.

Perché è importante: il ruolo del cervello

Quelli con Parkinson percepivano l’odore del limone intenso quanto gli individui sani, ma lo consideravano meno piacevole. Inoltre hanno annusato l’odore sgradevole per periodi più lunghi rispetto agli altri gruppi. Ciò suggerisce che il problema non riguarda il naso in sé, ma il modo in cui il cervello elabora i segnali olfattivi.

Il nucleo olfattivo anteriore, una regione del cervello cruciale per l’elaborazione degli odori, si restringe nei pazienti con Parkinson, potenzialmente a causa della prolungata privazione dei segnali olfattivi. Si ritiene che questo restringimento sia uno dei primi segni della malattia nel cervello.

Implicazioni per la diagnosi

I medici delle cliniche riferiscono che circa 1 paziente su 10 con perdita dell’olfatto inspiegabile alla fine sviluppa il morbo di Parkinson. Un test affidabile per distinguere tra perdita dell’olfatto legata all’età e perdita legata al Parkinson potrebbe migliorare notevolmente la diagnosi precoce.

Tuttavia, i ricercatori avvertono che sono necessari studi più ampi e che la validazione richiederà tempo a causa della lunga fase premotoria della malattia.

La capacità di rilevare sottili cambiamenti nel modo in cui il cervello elabora gli odori offre un nuovo promettente percorso per identificare gli individui a rischio di malattia di Parkinson, potenzialmente anni prima della comparsa di sintomi motori debilitanti. Ciò potrebbe rivoluzionare le strategie di intervento precoce e di trattamento.