L’età di 27 anni è diventata una triste abbreviazione nella cultura pop, un fantasma statistico che infesta le biografie dei figli più brillanti del rock and roll. Non è una superstizione, solo un modello emerso dagli anni ’60 e ’70 e rimasto così forte che i fan ora guardano i calendari di qualsiasi stella importante che compie quell’età con un misto di terrore e fascino.

Chi è morto a 27 anni?

L’elenco è breve, ma il peso culturale è enorme. Tutto iniziò con Jimi Hendrix nel 1970. Poi arrivarono Janis Joplin e il contemporaneo di Jimi Hendrix, anche se la cronologia si restringe notevolmente a metà degli anni ’70.

  • Janis Joplin (1970): morta nel sonno per overdose di eroina.
  • Jimi Hendrix (1970): morto per avvelenamento da alcol nel suo appartamento di Londra.
  • Kurt Cobain (1994): si è tolto la vita a Seattle.
  • Amy Winehouse (2011): morta per avvelenamento da alcol a Londra.

Tra il 1959 e il 1996, sette importanti musicisti rock morirono esattamente all’età di 27 anni. Questo è il nocciolo del “27 Club”.

Perché il numero sembra così pesante?

Non è magia. È probabilità, amplificata dallo stile di vita. Le rock star degli anni ’70 e ’80 vivevano velocemente. Consumavano alcol, droghe e attenzione in egual misura. Molti erano in ottima salute fisica, il che ha reso la morte improvvisa ancora più scioccante per i fan.

“Il Club 27 è un mito, ma è utile. Ci aiuta a elaborare l’idea che il genio può essere fragile.”

Il modello crea una narrazione che si autoavvera. Quando a una star viene diagnosticato un problema di dipendenza a 26 anni, Internet inizia a contare i giorni. È un gioco crudele, ma riflette una paura genuina: che proprio le cose che hanno reso questi artisti straordinari li abbiano anche distrutti.

Come è nato il “27 Club”?

Il termine è stato coniato dal giornalista musicale Graham Cox in un articolo del 1999 per la rivista Uncut. Stava scrivendo della morte di Kurt Cobain e Amy Winehouse (anche se Winehouse morì più tardi, il termine era già stato applicato a Cobain e altri). In realtà, Cox lo usò per descrivere la morte di Hendrix, Joplin e altri, notando la strana coincidenza.

La frase è rimasta impressa perché era accattivante. Ha trasformato un’anomalia statistica in un marchio. Merchandising, documentari e articoli si basano tutti su di esso. È un modo conveniente per raggruppare artisti che potrebbero non avere molto in comune oltre la loro età al momento della morte.

È una maledizione o solo sfortuna?

È sfortuna, aggravata dal rischio.

  • Jimi Hendrix aveva un problema cardiaco e precedenti di uso di droga.
  • Janis Joplin ha lottato contro la dipendenza e problemi di salute.
  • Kurt Cobain soffriva di dolore cronico, depressione e abuso di sostanze.
    Amy Winehouse