Il rover Curiosity della NASA ha ottenuto un primato scientifico rilevando una vasta gamma di molecole organiche nel suolo marziano. Utilizzando un esperimento chimico rivoluzionario, il rover ha identificato complessi composti a base di carbonio – gli elementi fondamentali della vita – conservati all’interno di antiche rocce sedimentarie nel cratere Gale.
Una novità scientifica: l’esperimento TMAH
Per la prima volta nell’esplorazione planetaria, gli scienziati hanno utilizzato con successo un reagente chimico chiamato tetrametilammonio idrossido (TMAH) su un altro mondo. Questo esperimento è stato condotto utilizzando la suite di strumenti Sample Analysis at Mars (SAM) di Curiosity.
L’obiettivo dell’utilizzo del TMAH era quello di scomporre la materia organica complessa e su larga scala in pezzi più piccoli e rilevabili. I risultati hanno avuto molto successo:
– Il rover ha rilevato più di 20 diverse molecole organiche.
– Queste molecole includono quelle contenenti azoto e zolfo, simili ai precursori chimici che hanno alimentato l’origine della vita sulla Terra.
– I risultati suggeriscono che il carbonio “macromolecolare” complesso è stato conservato nelle profondità del sottosuolo marziano per miliardi di anni.
Il mistero dell’origine: vita o geologia?
Sebbene la scoperta di queste molecole organiche rappresenti un enorme passo avanti, non fornisce una “pistola fumante” per la vita extraterrestre. Gli scienziati si trovano attualmente ad affrontare una domanda fondamentale: Da dove provengono queste molecole?
La ricerca, condotta da Amy Williams dell’Università della Florida e pubblicata su Nature Communications, evidenzia due possibilità principali:
1. Fonti endogene: le molecole sono state prodotte su Marte, attraverso processi biologici (vita antica) o processi geologici non biologici (chimica abiotica).
2. Fonti esogene: le molecole sono arrivate su Marte da altrove, ad esempio tramite meteoriti, comete o polvere interplanetaria.
Il fatto che queste molecole siano sopravvissute per circa 3,5 miliardi di anni, nonostante la forte radiazione marziana e l’intenso processo di trasformazione dei sedimenti in roccia (diagenesi), è uno degli aspetti più sorprendenti della scoperta. Ciò suggerisce che Marte è molto più bravo a preservare la storia organica di quanto si pensasse in precedenza.
Connecting the Dots Across Mars
I risultati di Curiosity non esistono isolatamente. La scoperta è in linea con i dati recenti del rover Perseverance della NASA, che ha anche rilevato composti organici ciclici e carbonio macromolecolare in diverse regioni del pianeta.
“Ora abbiamo prove dell’esistenza di materia organica diversa e potenzialmente complessa, conservata in diverse località su Marte… Ciò suggerisce che il carbonio organico è meglio conservato per lunghi periodi su Marte di quanto ci aspettassimo”, afferma Amy Williams.
Perché questo è importante per l’esplorazione futura
Questo esperimento funge da “pioniere” per la prossima generazione di esplorazione spaziale. Dimostrando che TMAH può liberare con successo materiale organico dalle rocce marziane, la NASA e altre agenzie hanno ora un progetto per le missioni future.
Il successo di questo metodo influenzerà direttamente le prossime missioni ad alto rischio, tra cui:
– Il rover Rosalind Franklin dell’ESA, che utilizzerà una tecnologia simile per esplorare la pianura di Oxia Planum su Marte.
– Il velivolo ad ala rotante Dragonfly, destinato a esplorare l’ambiente ricco di sostanze organiche della luna di Saturno, Titano.
Man mano che l’esplorazione robotica e umana avanza, l’attenzione si sposterà dalla semplice ricerca del carbonio organico all’identificazione della sua esatta origine: se si tratta di una reliquia dell’antica biologia marziana o di un dono del cosmo.
Conclusione: Il rilevamento di molecole organiche complesse da parte di Curiosity conferma che Marte possiede gli ingredienti chimici necessari per la vita, fornendo una tabella di marcia vitale per le future missioni che cercano di rispondere se siamo soli nel sistema solare.
























