È stato bellissimo.
Venerdì 22 maggio, 18:30 EDT. La cosa è semplicemente decollata. Dal Texas meridionale.
L’astronave non è andata lontano. Solo un tuffo nello spazio suborbitale. Poi fuoco. Sia il booster che la nave sono ammarati. Difficile. Nell’acqua.
Volo 12. Ancora? Soprattutto.
Tranne che non proprio.
Questa non è la stessa macchina. Questa è la V3. Più alto. Quarantotto piedi più alto. Centoventiquattro metri di acciaio inox che urlano verso il cielo.
È la versione più potente finora.
“Nuovo tubo di trasferimento del carburante.”
Questa è solo una cosa.
Distribuzione PEZ più rapida. Per i satelliti che potrebbero non essere mai lanciati.
Nuovi motori. Rapace. Trentanove di loro. Forte.
Alette della griglia. Fino a tre. Invece di quattro. Perché? Aerodinamica, presumibilmente.
E un “anello scenico caldo” tra le due parti. Riutilizzabile. Intelligente.
Perché tutto questo è importante?
NASA.
Stanno guardando. In attesa.
Artemide sta arrivando. Accelerato. Veloce.
Blue Origin lo vuole. SpaceX lo vuole di più.
Se le prove passano. Forse fanno atterrare le persone. Entro il 2028. Forse verso la fine del 2028. Per Artemide 4.
Ma prima. Orbita. Orbita reale.
Trasferimento di carburante nello spazio. Supporto vitale. Sistemi umani reali. Non solo robot.
Artemis 3 ha cambiato forma. Adesso è un test in orbita terrestre. Orion incontra il lander. Chiunque sia pronto.
Potrebbe essere Blue Origin. Forse la loro Blue Moon atterrerà per prima. Forse sono pronti quando SpaceX non lo è.
O forse Starship continua a bruciare nonostante i fallimenti. Fino a quando non è così.
Le foto erano buone però. 🔥
























